All Points East
Una lettera d’amore a Long Island fuori stagione
Scritto da Emilie Hawtin
Durante il viaggio verso est, la città svanisce lentamente e lascia spazio al profumo dell’erba marina. Abbasso tutti i finestrini e ascolto il canto delle cicale. Abbasso la musica, mi lascio avvolgere dalla luce limpida e osservo le classiche case che mi piacerebbe abitare. Cammino per chilometri senza quasi accorgermi del tempo che passa. Attraverso distese di sabbia incontaminata, ipnotizzata da un orizzonte che sembra infinito. Sulle spiagge degli Hamptons è impossibile perdersi e, proprio per questo, così come per l’assenza di folle, ombrelloni o stabilimenti, questi luoghi invitano la mente a vagare. Qui i miei pensieri scorrono come nuvole sopra il mare e la mia mente procede in modalità automatica fino al tramonto.
Quando visitai gli Hamptons per la prima volta, vent’anni fa, era spesso per servizi fotografici destinati alle riviste. I fotografi che assistevo studiavano la straordinaria qualità della luce e i ritmi della natura, insegnandomi quanto questi elementi fossero speciali. Da allora ho sempre vissuto questa zona attraverso la sua luce incantata e il continuo mutare delle maree. È stato questo a plasmare il mio modo di osservare ogni cosa: la nebbia che avvolgeva le formazioni rocciose, la luce dorata del crepuscolo, il riflesso del sole sull’oceano in autunno. Un linguaggio visivo che non ho mai dimenticato.
In quel periodo affittai una casa a Montauk, il punto più orientale dell’isola: una cittadina costruita attorno alla pesca e al surf, definita da alcuni adesivi per auto come “la fine del mondo”. E, almeno per un newyorkese, la sensazione è davvero quella. Si è circondati da scogliere scolpite dal vento lungo una costa che ricorda più il Portogallo che New York. Imparai a fare surf nello spot più tranquillo (Ditch Plains è quello più frequentato), andavo ogni giorno dal pescivendolo e ogni sera cucinavo sulla spiaggia attorno a un fuoco. Mi abituai a considerare la sabbia come un condimento inevitabile e imparai a pulire e preparare il pesce sfidando il vento. Rispetto all’eleganza impeccabile e preppy degli altri centri degli Hamptons, Montauk ha sempre avuto un’identità più ruvida e autentica, un piccolo mondo a sé dove le persone sembrano vivere nella versione più rilassata di sé stesse e dove tutto segue il ritmo delle maree. Questa atmosfera sopravvive ancora soprattutto fuori stagione, molto più che nei mesi estivi di punta, anche se ormai il mercato immobiliare non è più quello di una cittadina di pescatori.
Rispetto all’eleganza impeccabile e preppy degli altri centri degli Hamptons, Montauk ha sempre avuto un’identità più ruvida e autentica, un piccolo mondo a sé dove le persone sembrano vivere nella versione più rilassata di sé stesse e dove tutto segue il ritmo delle maree. Questa atmosfera sopravvive ancora soprattutto fuori stagione, molto più che nei mesi estivi di punta, anche se ormai il mercato immobiliare non è più quello di una cittadina di pescatori. A Manhattan parcheggio sempre vicino all’ingresso della Interstate 495 East, che conduce direttamente a Long Island e si collega alla Route 27, la strada simbolo che attraversa tutti i punti dell’East End e arriva fino al North Fork. Questa manovra strategica da veterano della città garantisce una partenza veloce verso il mare e mi sono serviti solo quindici anni per scoprirla.
L’anno scorso ho ereditato la Mercedes degli anni Novanta di mia nonna e mi sono promessa di non guidare mai per più di tre ore consecutive. Non voglio sfidare la sorte: l’autoradio legge soltanto cassette. Potrei dirigermi verso qualsiasi località balneare raggiungibile, ma finisco sempre negli Hamptons, in ogni stagione.
Mi sveglio all’alba, allaccio un paio di Sebago (con i calzini in inverno) e parto.
A volte trascorro la notte in una locanda essenziale; altre volte torno in città lo stesso giorno, una scelta ambiziosa ma che vale sempre la pena. In autunno, talvolta affitto una piccola casa sulla spiaggia, cucino sul fuoco e mantengo per giorni i capelli impregnati di salsedine. È in quei momenti che mi sento più me stessa.
Amo il ritmo più lento e discreto di questa zona: salutare gli abitanti durante le loro passeggiate all’alba lungo l’oceano, con una tazza di caffè in mano e un cappellino da baseball. Tutti hanno il viso leggermente arrossato dal sole e sembrano perfettamente a loro agio. Il paesaggio è piatto e generoso, punteggiato da erbe costiere e case rivestite di scandole. Si può camminare scalzi fino a metà ottobre.
Lo stile classico della East Coast esiste ancora. Quest’estate, tornando dalla spiaggia a piedi nudi, ho visto una piccola armata di adolescenti su vecchie biciclette pedalare nella mia direzione. Indossavano polo consumate, abiti da tennis, shorts chino vissuti, mocassini da barca e portavano lunghi capelli naturali. Sembravano usciti da quelle immagini del passato che ancora oggi continuiamo a citare e reinterpretare. Quel mondo, sempre più raro, conserva ancora una sua presenza a Long Island.
Parte del mio rituale tra Manhattan e gli Hamptons consiste proprio nel vestirmi per questa transizione dalla città alla costa. In estate significa una camicia Oxford a righe, una camicia chambray o una polo, abbinate a una leggera giacca safari e a shorts bianchi in denim o twill. Porto un maglione di cotone sulle spalle, annodo una bandana al collo e infilo un paio di Sebago Docksides. Nel bagagliaio tengo sempre un paio di pantaloni Madras, un costume da bagno e una muta. E anche qualche paio di scarpe da barca in più, nel caso il mare decida di portarsene via una.
Le camicie chambray, eroine silenziose dell’estate, sembrano fatte apposta per la costa. Funzionano perfettamente anche nelle mattine in città. Preferisco i modelli maschili per il loro taglio rilassato: eleganti sopra un costume da bagno, annodati in vita oppure sotto un blazer blu navy per un look più raffinato.
Le Docksides danno il meglio senza calze nei mesi più caldi e con robuste calze da trekking durante le stagioni fredde. Vale la pena osare. Un paio di calze giallo Yacht Club si abbina perfettamente a scarpe da barca in pelle marrone scuro.
Le Docksides sono scarpe pensate per essere vissute e richiedono tempo per mostrare il loro carattere.
Modellate dal sale del mare, diventano sempre più morbide con gli anni. Mio padre le indossava. Io le portavo da bambina. Restano uno degli elementi più autentici e funzionali dello stile preppy.
Le Docksides impregnate di salsedine si addicono anche a chi guida un’auto che legge ancora cassette: classiche, resistenti e sempre appropriate. Per un lungo weekend, o semplicemente per una lunga giornata a Long Island, sono tra le poche cose che non vi pentirete mai di aver messo in valigia.
Per me è certamente così, soprattutto fuori stagione, sotto la magica luce limpida e dorata degli Hamptons.
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